Alessandro Pascale

Alessandro Pascale: il candidato del Partito Comunista parla di temi scomodi a molti

Alessandro Pascale nella sua campagna per la corsa al Comune di Milano è tra i pochi o forse l’unico che tocca i fili scoperti di politiche comunali disastrose. Infatti, il debito creato dal Comune di Milano è quello più grande a livello nazionale. Disastri per scelte sbagliate e incoerenti che pagheranno i cittadini di Milano.

Perché alla corsa nelle votazioni per il Sindaco di Milano ci sono 3 liste comuniste?

Perché l’intero movimento comunista in Occidente è in crisi profonda da diversi decenni, in parte per errori propri, in parte per il controllo ideologico totalitario che sono riuscite a conquistare dopo il 1991 le élite oligarchiche. La crisi del movimento comunista italiano rientra in questo quadro. Non mi è qui possibile fare una disanima precisa delle ragioni e delle modalità con cui in Italia siamo passati da Gramsci a Letta, ma ne approfitto per segnalare che ho trattato in maniera minuziosa le ragioni storiche, politiche e ideologiche di questa crisi nella Storia del Comunismo che ho pubblicato e messo a disposizione gratuitamente sul sito Intellettualecollettivo.it, e i cui contenuti sono in via di pubblicazione anche sul portale Storiauniversale.it. Mi limito qui ad aggiungere che la frammentazione attuale delle liste comuniste e anticapitaliste denota in alcuni soggetti una pesante immaturità politica, in altri (come il nostro) la necessità di mantenere la barra dritta per non cedere a compromessi al ribasso. Posso assicurare comunque che il Partito Comunista ha fatto quanto possibile per unire soggettività comuniste diverse attorno ad una proposta di classe. Eravamo pronti anche a rinunciare al nostro simbolo, ma qualcun altro ha fatto del proprio logo un feticcio, interrompendo un dialogo già avviato che tendeva a costruire un’unità politica profonda. Questo mi sembra un profondo errore, che scade in logiche di elettoralismo deteriore di cui oggi proprio non abbiamo bisogno, vista la crisi complessiva in cui è precipitata la società occidentale e la nostra debolezza organizzativa.

Che ne pensi del fatto che dal 1° di ottobre ci sarà un aumento del 40 % di luce e gas?

Gli aumenti delle bollette sono solo l’ennesima attestazione della profonda crisi in cui versa il sistema capitalistico, incapace di garantire i diritti sociali fondamentali e una vita dignitosa a tutta la popolazione. Ci avevano raccontato che liberalizzando il mercato dell’energia ci sarebbero stati vantaggi per tutti. Siamo stati bersagliati quotidianamente da imprese private che ci hanno rincorso promettendoci che avremmo pagato meno in bolletta, e invece questo è il risultato sotto gli occhi di tutti. Qualcuno ha la faccia tosta di dire che per risolvere il problema si dovrebbe rilanciare il nucleare, dopo ben DUE referendum popolari che hanno bocciato questa opzione. Di nucleare se ne potrà riparlare magari quando sarà stata messa a punto la tecnologia della fusione nucleare, che a differenza della fissione non realizza scorie radioattive e promette energia pulita a vita. Inutile dire che se l’umanità arriverà a questo obiettivo sarà grazie alla Cina comunista, che è già piuttosto avanti nelle sperimentazioni, e promette di risolvere i problemi strutturali dell’umanità salvando il pianeta. Nel frattempo tutto quello che si deve fare è ripristinare il monopolio energetico degli enti pubblici, investire sulle energie rinnovabili e prendere la decisione politica di calmierare i prezzi delle bollette. Vale a livello nazionale come a Milano, dove la giunta comunale ha il dovere di intervenire presso i vertici di A2A

Alessandro Pascale la vostra soluzione come Partito Comunista alla povertà?

Bisogna costruire un adeguato intervento pubblico per garantire a tutta la popolazione dignitose condizioni di vita, perché l’attività assistenziale dei privati può in questa fase dare un supporto importante, ma non può sostituire completamente l’attività degli enti pubblici. Nessuno deve essere lasciato per strada. Se c’è da espropriare palazzi per dare un tetto sotto cui dormire a tutti, lo si faccia andando a colpire gli stabili abbandonati dalle multinazionali. Se c’è da garantire pasti regolari e cure sanitarie occorre predisporre in ogni quartiere strutture attrezzate per venire incontro alle esigenze della popolazione, chiedendo un contributo solidale straordinario alla cittadinanza e agli enti privati. L’emergenza si supera però agendo principalmente su due fronti prioritari sul medio-lungo termine: bisogna garantire a tutti in maniera stabile il diritto alla casa e ad un lavoro dignitoso, partendo dal principio guida per cui possiamo lavorare tutti, lavorare meno, vivere meglio.


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In che modo pensate di risolvere il problema della speculazione edilizia?

Si può risolvere solo espandendo il settore pubblico, per questo abbiamo concepito un “Piano sostenibile per la casa”, che consiste di 4 punti:

1) Terminare di ristrutturare e assegnare entro il 2023 tutte le 15 mila case popolari tuttora vuote o occupate abusivamente.

2) Avviare un censimento di tutto il patrimonio immobiliare per colpire i palazzinari e le mafie, calmierando gli affitti e garantendo il diritto alla casa a tutti.

3) Progettare la ristrutturazione degli stabili esistenti, sottraendo il mercato edilizio ai privati e assegnando i lavori ad un’unica azienda pubblica in cui ricollocare tutti gli operai attualmente al servizio di aziende private.

4) Ridurre l’inquinamento facendo anticipare al Comune l’80% delle spese necessarie per accedere al bonus ristrutturazioni per la casa, ottimizzando il rendimento energetico degli stabili e favorendo così le famiglie più povere, che in prospettiva pagherebbero anche meno per le bollette energetiche.

Rispetto a quanto detto, occorre aggiungere che le aziende pubbliche vanno ristrutturate in modo da dare potere effettivo ai lavoratori: il 50% dei consigli di amministrazione deve essere eletto dai dipendenti dall’azienda. Riguardo alle imprese private medio-piccole, si può accettare di coinvolgerle nei lavori pianificati dal Comune con tassi di profitto ben definiti e garantendo criteri di sostenibilità sociale e ambientale ben precisi, che abbiamo definito nel nostro Programma nella parte sui contributi economici da dare alle aziende in difficoltà. In ogni caso ogni intervento urbanistico di un certo rilievo deve essere sottoposto all’approvazione degli abitanti dei quartieri e delle zone coinvolte, se necessario attraverso appositi mini-referendum locali.

Rendere i trasporti pubblici più efficienti e a portata di tutti? Ma non lo sono già?

È vero che Milano offre uno dei servizi di trasporto più efficienti del paese, ma la tendenza è quella all’aumento dei costi per chi ne usufruisce. D’altronde se l’azienda funziona come una società per azioni, è inevitabile che miri al profitto. In questa maniera sono favorite le famiglie più benestanti, quelle che possono permettersi di fare abbonamenti annuali, pagando così peraltro un po’ meno rispetto a coloro che non possono permetterselo e si trovano costrette a comprare il biglietto ordinario alzato a 2 euro. Intanto sarebbe una cosa fattibile domani, nonché una misura di civiltà, introdurre la possibilità di pagamento rateale dell’abbonamento, così da consentire a tutti di usufruire del servizio allo stesso prezzo di chi può permettersi di pagare 300 euro sull’unghia. Aggiungo che si potrebbero trovare le risorse per dimezzare gli abbonamenti ATM per i redditi medio-bassi (ISEE inferiore a 35 mila euro), tendendo sul lungo periodo alla gratuità del servizio per i residenti, in quanto già pagato dalla fiscalità ordinaria. È poi un dato di fatto che i servizi nelle periferie non siano equiparabili a quelli del centro città, ossia alle zone in cui abitano i più ricchi. Provate a farvi un giro sulla 90 o sulla 56 e vi accorgerete che non c’è molta differenza con i carri bestiame. Stesso discorso per chi viene dall’hinterland milanese e deve farsi un’ora o due ore di viaggio tra treno, passante ferroviario e mezzi pubblici vari. Questa situazione è intollerabile. Si potrebbero prendere provvedimenti pratici e popolari che prevedano il disciplinamento in un’unica azienda pubblica dei servizi di bike e car sharing. In generale però un servizio efficiente e universale si può ottenere solo pianificando una ristrutturazione del piano urbanistico e viario della città potenziando la mobilità pubblica. Il centro-sinistra di Sala sta lavorando invece in senso opposto: il progetto Milano Next mira alla privatizzazione di ATM. Sala è un pericolo pubblico, e Bernardo non promette niente di diverso.

È vero che il programma del Partito Comunista ha un carattere populista?

Ha un carattere popolare, non certo populista. Il nostro è in realtà l’unico programma concreto che garantirebbe la transizione verso una società più civile, sana e solidale. Abbiamo bisogno di un’attenta pianificazione politico-economica che parta dallo sviluppo di una politica industriale pubblica. Siamo un paese avanzato e siamo in grado di guidare l’economia in maniera più efficiente rispetto a quanto faccia questa “mano invisibile” del mercato. La nostra è una proposta aperta a tutto il mondo del lavoro che soffre per la subalternità italiana agli interessi di Washington e Bruxelles. Deve però essere chiaro che ci serve una società effettivamente democratica, guidata dal suo popolo, a partire dalla redistribuzione del potere nei confronti della classe proletaria. Per 40 anni il popolo ha visto accentuare la propria condizione di schiavitù salariale, a seguito delle tremende piaghe neoliberiste inflitte da centro-destra e centro-sinistra, ossia dai rappresentanti delle principali fazioni borghesi. Noi sappiamo che solo dallo sviluppo degli enti pubblici è possibile regolamentare adeguatamente il caos dell’anarchia produttiva capitalistica, in cui ognuno fa quello che gli pare. Noi daremo l’esempio: la democrazia nei luoghi di lavoro è una condizione di libertà necessaria perché si possa parlare di reale democrazia politica. Si ricordino sempre le parole di Jean-Jacques Rousseau: «la Democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi».

Con una scarsa politicizzazione delle masse popolari, in che modo pensate di emergere come forza politica?

La questione dell’egemonia è oggi il tema dirimente. Non si può pensare di riconquistare consenso solo andando in televisione, strutturandosi cioè sugli spazi che possono riuscire ad ottenere alcuni nostri compagni carismatici. L’unica possibilità concreta che può avere qualsiasi forza che intenda ribaltare questo sistema, scavalcando il recinto in cui ci ha chiusi il totalitarismo “liberale”, è quella di costruire un Partito capace di radicarsi realmente sul territorio: nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche, nei sindacati, nelle associazioni, nei comitati, nelle università e nelle scuole. Non abbiamo televisioni, non abbiamo radio e non abbiamo soldi. Il proletariato ha solo un’arma: l’organizzazione. Dobbiamo far comprendere ai lavoratori che non sono dei borghesi in momentanea difficoltà, ma che sono degli sfruttati che possono superare la crisi lavorando collettivamente, organizzandosi democraticamente nel Partito Comunista, che costituisce l’avanguardia dei lavoratori più coscienti. Oggi non siamo ancora a questo livello di organizzazione, lo dico francamente, ma a differenza di tutte gli altri gruppi politici esistenti, abbiamo qualcosa che ci caratterizza: la volontà di rivoluzionare l’esistente in senso favorevole alla classe lavoratrice, l’onestà e l’etica di agire senza tornaconti personali, ma soprattutto l’analisi più aggiornata della realtà (sia quella passata, e quindi degli errori fatti dagli stessi comunisti, sia quella odierna) e un Programma concreto per garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali all’intero popolo. Sappiamo insomma quello che va fatto e abbiamo compreso come farlo. Dobbiamo continuare a insistere nel nostro lungo e paziente lavoro di convincimento. La realtà supporta le nostre tesi, e questa è la ragione per cui tutti coloro interessati a frenare il cambiamento ci attaccano e ci odiano. L’unico voto utile è oggi quello che rafforza il Partito Comunista, la più coerente e seria opposizione di classe a questo regime capitalista. Quel che più ci interessa è però che vi uniate a noi per costruire il Partito. I voti sono solo un pezzo del percorso che conduce alla rivoluzione di cui ha bisogno il paese.

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