Bielorussia tra Eurasia

Bielorussia tra Eurasia e tentativi di rivoluzione colorata: intervista a Giambattista Cadoppi

La Bielorussia, ultimo paese Europeo e primo dell’Euroasia. Un paese che resite a un liberalismo senza controllo. Dopo i tentativi di rivoluzioni colorate accellera il processo di Stato di Unione con la Russia. Per un quadro generale abbiamo intervistato Gianbattista Cadoppi, che con la sua ultima opera ci mostra una visione della Bielorussia che va oltre gli schemi standard proposti dai Media Occidentali.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

La necessità di contrastare le affermazioni dei media mainstream che quando parlano di un possibile nemico della NATO e dellla egemonia occidentale tendono distorcere il racconto. Dando cosi a chi non si informa una visione complettamente diversa della realtà dei fatti.

Cosa vuole far emergere questo libro?

Vorrei fare emergere, non dico la verità, che comunque può essere considerata soggettiva, ma dare ai lettori un altro punto di vista, alternativo a quello del mainstream. E’ quindi una questione puramente informativa che fa scoprire ai lettori altre possibili considerazioni plausibili. Molte informazioni che si trovano sul mio libro rendono consapevole i lettori su ciò che sta veramente succedendo in Bielorussia.

Come vede la Bielorussia nel contesto Euroasiatico?

La Bielorussia è l’ultimo paese d’Europa e il primo dell’Eurasia. E’ un ponte. Infatti è anche un importante hub per la Via della Seta della CIna. Da lì passa anche il gasdotto Drushba che collega Russia e Kazakistan all’Europa. Comprensibile che l’Occidente e gli USA cerchino di minarla alle fondamenta. E’ una questione geostrategica che porta la Bielorussia verso una maggiore indipendenza economica e finanziaria.

Russia e Bielorussia vanno verso l’Unione?

E’ probabile che i due paesi vadano verso una qualche forma di unione. Senz’altro i rapporti si sono rafforzati in questi mesi. Ci sono indubbiamente rapporti naturali: una comune cultura e l’economia. Le esportazioni, infatti,  tradizionalmente orientano la Bielorussia verso la Russia ma ormai anche verso la Cina.  Questo processo è iniziato parecchi anni fa con trattati e accordi bilaterali da entrambi i paesi.

Come resiste Lukashenko alla rivoluzione colorata?

Le tecniche impiegate in Bielorussia sono tipiche delle rivoluzioni colorate. Mobilitando più persone attraverso l’uso sapiente dei social; gente giovane, anche minorenni, molto occidentalizzati. Creando l’incidente violento attraverso gente che fa della violenza un obiettivo fine a se stesso come ultras del calcio, anarchici, estremisti di destra, neonazisti e xenofobi. Spesso anche criminali comuni. Sono una  minoranza, ma servono per l’opera di provocazione contro la polizia in modo che reagisca violentemente. Cosi organizzazione sedicenti “Non governative”, in realtà pagate dai governi occidentali, possono coordinarsi con i media internazionali in una vera Blitzkrieg. Mettendo in crisi il governo con una forza d’urto notevole. Così 10mila persone, con sapienti riprese dall’alto si spacciano per 100 mila e poche persone riprese con inquadrature strette passano per una moltitudine. Un governo sufficientemente coeso che non cade nelle provocazioni violente reagendo con energia e intelligenza allora le manifestazioni si estingueranno. Gli oppositori incominceranno a litigare tra di loro per i lauti finanziamenti governativi occidentali tramite i loro cittadini, contribuenti inconsapevoli.

Quanto è vero che la Bielorussia è influenzata da ingerenze straniere?

La Bielorussia è rientrata a fasi alterne tra gli “stati-canaglia”. Gli strateghi della “guerra preventiva” si sono immediatamente messi all’opera. Contestazione delle elezioni e disordini non sono una caratteristica unica delle ultime elezioni ma fanno parte della strategia della guerra ibrida. L’obiettivo è minare e distruggere l’indipendenza, la sovranità e persino l’integrità territoriale del Paese, facendolo precipitare verso lo scenario golpista per il cambio di regime, molto coltivato da USA, UE e NATO. L’individuazione da parte dell’intelligence Biellorussa di operatori che coordinano le manifestazioni da i paesi baltici, Polonia e Ucraina hanno aiutato a prevenire azioni di ingerenza staniera nel territorio del paese.

Quanto sono informati gli italiani su ciò che sta succedendo in Bielorussia?

Sono scarsamente informati. La maggior parte non sa nemmeno collocare esattamente la Bielorussia sulla carta geografica. Comunque l’informazione è gestita dai grandi media a senso unico. Siccome poi oggi non succede nulla di fortemente negativo per il governo allora la Bielorussia sparisce dau radar dell’infomazione.

Come indentificheresti Svetlana Tikhanovskaya?

Si è tentato organizzando un percorso “venezuelano” per Svetlana Tikhanovskaya facendola diventare una sorta di la “Guaidò” in salsa bielorussa. Ma non funziona, la Guaidovskaya come ormai viene chiamata, non ha spessore.

Ci sarà mai uno scontro NATO – Bielorussia-Russia?

L’attuale clima di incertezza dovuto all’emergenza del Covid-19 favorisce la ricerca del nemico esterno su cui incanalare un disagio tutto interno ai paesi occidentali. Il nemico viene individuato nei paesi che non rinunciano alla loro indipendenza come Russia, Cina, Iran e Bielorussia. L’ostilità e artificiosamente pompata dai media ma non sentita realmente dalla gente. Ma credo che alla fine il clima di guerra fredda lascerà il terreno alla collaborazione. Credo anche che la decisione di incamminarsi sua un’economia sempre più innovativa fondata sull’Information Technology, di cui si è discusso nell’Assemblea Nazionale Bielorussa, sarà molto importante per l’inserimento del paese all’interno della comunità mondiale. 

Ci dobbiamo aspettare una seconda Maidan come in Ucraina?

Certamente gli oppositori ritorneranno alla carica. Ma ormai sono abbastanza screditati. Maidan fu possibile perché i servizi, la stessa polizia e importanti settori dello stato ucraino erano infiltrati sia da agenti stranieri che da uomini dell’opposizione oligarchica. Di certo la Bielorussia non è l’Ucraina.

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La Bielorussia può essere una trappola sì, ma non solo per la Russia


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