escalation del conflitto in siria

Escalation del conflitto siriano: Russia, Siria e Iran contro Turchia e USA

Dopo nuovi riposizionamenti strategici e annessi rinforzi una possibile e imminente escalation del conflitto siriano è sempre più credibile. Per certi versi il peggio sembra debba ancora arrivare. Ci sono ancora molte incognite sulle intenzioni sia turche che statunitensi per quanto riguarda la soluzione del conflitto. Truppe d’invasione, ultimamente diversificate che tengono sotto scacco la libertà del popolo siriano hanno ultimamente rafforzato la loro presenza nei territori da essi controlati. Ad oggi dopo le votazioni statunitensi e con la futura nomina di Biden questo trend nel conflitto siriano non cambierà. Biden farà quello che Trump non interessava fare. Un conflitto molto intrecciato dove due paesi NATO mostrano da sempre una incoerenza nel loro operato portando avanti ciascuno i propri interessi. La Turchia che affronta e cerca di controllare territori del Kurdistan Siriano e USA che difendono quest’identità etnica.

Perchè si pensa a un escalation del conflitto siriano?

I funzionari russi ritengono che i democratici intendano cambiare la politica di Donald Trump sulla non interferenza nel conflitto siriano. Lunedì 11 gennaio, una grande nave da sbarco Saratov attraversava lo stretto del Bosforo in direzione della base russa di Tartus. La nave entrava nel Mar Mediterraneo, dove la flottiglia russa di oltre dieci navi da guerra e navi di supporto è permanentemente. Alla fine di dicembre, un’altra grande nave da sbarco russa Novocherkassk attraversava lo stretto. La Novocherkassk, insieme ad altre navi della Flotta del Mar Nero, consegna armamenti e rifornimenti per l’esercito russo e per l’esercito del governo siriano. Anche gli USA stanno aumentando la fornitura di armi alle forze di opposizione siriane. Inoltre, nel fine settimana un grosso convoglio della coalizione guidata dagli USA accompagnato dall’aviazione, è arrivato nella Siria nordoccidentale. Il convoglio portava merci logistiche e militari per la base di Deir ez-Zor.


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La politica di Biden porterà a una escalation del conflitto siriano?

Joe Biden, criticava Trump sul ritiro delle truppe dalla Siria. Biden afferma che il rifiuto di Trump nel sostenere le forze anti Assad portava alla crisi umanitaria in Siria, dando allo Stato Islamico “una nuova prospettiva di vita”. “Quelle coraggiose forze curde e arabe pagavano un prezzo molto alto. Sconfiggendo l’ISIS e il califfato, persero oltre 10.000 soldati. Diecimila morti. Compivano l’ultimo sacrificio. E poi Trump li ha venduti”, affermava Biden. “Dal primo giorno in cui sono entrato nell’arena politica, ho chiarito che non volevo combattere queste guerre infinite e insensate, soprattutto quelle non a beneficio degli USA. La Turchia è responsabile di garantire che tutti i combattenti dell’ISIS rimangano in prigione e che l’ISIS non ricostituisca in alcun modo, forma o aspetto”, scriveva Trump. Nonostante la decisione della Turchia di invadere la Siria contro il volere statunitense, Trump affermava che “la Turchia rispetti tutti i suoi impegni”.

La possibile escalation del conflitto siriano una “proxy war” per USA e Turchia

L’intervento militare, la fornitura di armi e attrezzature, l’addestramento e gli attacchi aerei minaccia il prolungamento del conflitto siriano. L’asse anti Assad, Israele, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e USA operano sempre più in prossimità l’uno dell’altro. Complicando la guerra civile e sollevando preoccupazioni per un’involontaria escalation del conflitto siriano. I conflitti per procura facilitano la rinascita di gruppi terroristici. Inoltre, secondo il Diritto Internazionale la presenza turca e statunitense è considerata invasione e i raid aerei israeliani sempre frequenti, atti di aggressione. Con Biden al commando, il contingente americano relativamente piccolo in Siria sarà ampliato. Affidandogli nuovi compiti, come ostacolare la Russia, Iran, l’Esercito Arabo Siriano e gruppi pro Assad nella liberazione della Siria.


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Quando l’intrasigenza russa può esssere usata per un false flag

La politica USA sulla Siria dipenderà dalle relazioni con la Turchia e Israele, nonché dal ritorno degli USA al tavolo dei negoziati con l’Iran. La normalizzazione con Teheran avvicineranno gli USA alla Turchia, allontanandole da Israele e dall’Arabia Saudita, e viceversa. Nel primo caso, ci potrebbe essere un’escalation nel sud della Siria, dove l’influenza di Israele e dei sauditi è forte. Nel secondo, nel nord-ovest, dove Ankara mostra le sue forti ambizioni. Iran e Russia hanno dimostratto in varie occassioni che sono intransigenti alle provocazioni. Un forte segnale per Turchia e USA che sicuramente useranno a loro favore questo “modus operandi” per un possibile “false flag”, dando cosi inizio a un possibile escalation del conflitto siriano.


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