immigrazione e integrazione

Brevi note su immigrazione e integrazione

Malika Sorel, saggista francese figlia di algerini, come altri figli dell’immigrazione arabo-musulmana non ha difficoltà a parlare dei temi dell’identità, dell’integrazione e dell’immigrazione in modo chiaro e diretto, con un linguaggio che non risente di nessun senso di colpa, come invece accade per molti europei. Nel suo “Immigrazione-Integrazione, la lingua della verità” scrive chiaro e tondo: «Moltiplicando i casi di abbandono di territorio, ponendo il rispetto della diversità al di sopra di tutto, fino al punto di rinunciare alle esigenze basiche della società, si fa di tutto non solo per impedire agli immigrati di integrarsi ma per non farli nemmeno entrare nella società. Sicché la responsabilità di questo fallimento è innanzitutto politica». Amara considerazione il fatto che si debba avere origine musulmane o essere membro di una “minoranza” non europea per dire o scrivere certe affermazioni senza subire il linciaggio di media e forze culturali e politiche cosiddette progressiste. Malika Sorel non ha di questi problemi, per questo va dritta al nocciolo della questione. «Affinché una persona possa condividere il destino di un altro popolo deve emanciparsi dalle proprie origini. A partire dagli anni Ottanta si è cominciato […] a trattare in un altro modo i figli dell’immigrazione […] Se invece di emancipare le persone dalla loro comunità di origine le si respinge continuamente in nome di logiche di diversità e di pari opportunità, si compie l’esatto contrario del processo di emancipazione e, di conseguenza, l’esatto contrario del processo di inserimento, che è ciò che fa più di vent’anni l’insieme delle istituzioni pubbliche, ivi compresa la scuola.»

Vallo a dire ai cultori del meticciato e del multiculturalismo ghettizzante, che in nome di un relativismo farneticante impediscono processi di virtuosa armonizzazione sociale; vallo a dire a chi ritiene necessario rispettare le diversità culturali, religiosi e tradizionali dei vari gruppi etnici immigrati, salvo poi inveire ringhiosamente contro quel poco di sedimentazione religiosa e tradizionale che rimane nei nostri paesi devastati dal complesso occidentale; vallo a dire ai cosiddetti progressisti che in Italia si praticano migliaia e migliaia mutilazioni genitali a bambine, come risulta da un’indagine dell’università Milano Bicocca finanziata dal Dipartimento delle pari opportunità, in cui si rileva che nella nostra nazione le donne portatrici di mutilazioni genitali sono tra 85mila e 90mila, di cui 5-7mila minorenni. Vallo a dire a quell’Unione Europea che promuove l’universalismo sradicato. Vallo a dire…

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