L'anti-sovranismo della sinistra

L’anti-sovranismo della sinistra del capitale

A guardare obiettivamente la situazione politica italiana non c’è che da rimanere sconfortati, tanto sguaiato trasformismo neanche ai tempi della cosiddetta prima repubblica. Ci troviamo a subire un governo non eletto frutto di un apparecchiamento tra 5stelle-Pd-IV con un presidente del consiglio buono per tutte le stagioni, il Conte che sussurrava alla Merkel parole di garanzia contro l’allora ministro dell’Interno. I 5stelle dopo la batosta alle regionali sono costretti a subire le condizioni piddine, perché se si andasse ora a nuove elezioni politiche (come sarebbe giusto che fosse) non prenderebbero neanche un quarto dei parlamentari attuali, considerando sia la loro caduta di consensi sia la legge sul taglio. E quindi ci troviamo un Pd che contemporaneamente dà le carte e decide pure le regole del gioco. Un partito che muove contro gli interessi nazionali, che sono poi gli interessi dei ceti popolari. Un partito antinazionale espressione della classe dominante europeista e globalista, internazionalista nel senso del capitale non certamente degli sfruttati del mondo.

Si tratta di una sinistra del capitale che nasce sulle ceneri dello smantellamento dell’Iri per mano di Prodi, lo stesso che poi si prodiga perché l’Università di Bologna assegni la laurea “honoris causa” allo speculatore finanziario Georges Soros, invece di perseguirlo penalmente per il suo attacco alla lira del 1992. È la sinistra che da l’appoggio a Monti e alla sua ciurma ultraliberista e che oggi smantella la “quota 100” con l’assenso di quegli stessi (5stelle) che l’avevano approvata insieme ai decreti sicurezza. È la sinistra di quel Sandro Gozi ex sottosegretario nei governi Renzi e Gentiloni che, finito l’incarico, passa come se niente fosse nell’esecutivo del francese Macron, portandosi dietro la conoscenza di delicatissimi dossier e di informazioni più che riservate per la nostra sicurezza nazionale. Ricordando che a Sandro Gozi viene conferita nel 2014 la prestigiosa onorificenza della Legione d’Onore francese, ma quando Macron nel novembre 2019 si accorge che Gozi lavora anche come consulente per il governo maltese lo licenzia, al che l’ex sottosegretario italiano dichiara: «Rimango determinato nella mia ambizione transnazionale». A ulteriore conferma della natura anti-nazionale di questa sinistra del capitale c’è il dato di ben altri 13 esponenti del Pd, e affini, che ricevono il riconoscimento della Legione d’Onore dalla Francia: Bassanini, D’Alema, Fassino, Franceschini, Letta, Melandri, Pinotti, Pisapia, Prodi, Beppe Sala, Veltroni. Ai quali vanno aggiunti Bonino, Scajola, Frattini e Prestigiacomo, senza dimenticare l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, che vive e insegna in Francia e da lì ci fa le sue morali anti-italiane, il quale fa parte del nuovo Comitè Action Pubblique 2022, una commissione pubblica per la riforma dello Stato e della P.A. in Francia che dipende dal governo (https://scenarieconomici.it/le-curiose-schiere-dei-legionari-onorari-francesi-in-italia-quante-legion-dhonneur-tra-i-pd/) Ma come dimenticare il conte Paolo Gentiloni ministro degli esteri, che insieme alla sua compagna di partito, ministro della difesa Roberta Pinotti, all’insaputa di tutti, il 21 marzo 2015 regala alla Francia, con il trattato di Cannes, 350 kmq di mare tra Sardegna, Liguria e Arcipelago toscano, per cui il peschereccio “Mina” all’oscuro della cessione è sequestrato dalla gendarmeria francese e liberato solo dopo il pagamento di 8mila euro. Quel trattato, per nostra fortuna, non ha più valore perché non ratificato. È tanto, ma non è tutto.

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