La società del paraspigolo

La società del paraspigolo

Mi è capitato di vedere un video a dir poco demenziale, testimonianza della decomposizione morale della nostra degradata società. Scuola elementare. Bambini in mascherina che entrano uno alla volta. (Ma non è delle mascherine che ora voglia parlare, anche se non si può far finta di nulla di fronte a scene di studenti ammassati negli autobus e poi a scuola distanziati e in mascherina. Ma vabbè!). Quindi bambini in mascherina che entrano uno alla volta, e maestre, naturalmente in mascherina, disposte su due ali, ad accogliere in modo esageratamente festoso, direi pacchiano, a suon di frastornante musica, i bambini in entrata. Una scena delirante. Che la dice lunga sullo stato di salute, anche mentale, della nostra scuola. Vedere per credere:

Chi vive la scuola dall’esterno non sa che questa follia è figlia di un percorso che nasce dall’introduzione dell’autonomia, fiore all’occhiello della riforma Berlinguer di inizio terzo millennio. Non entro nel merito delle storture di questa cosiddetta riforma, mi limito qui solo a sottolineare che con essa la scuola imbocca la fase agonica, oggi post-agonica. Autonomia vuol dire che ogni scuola fa da sé. Per quanto riguarda le nuove iscrizioni, ogni singola scuola deve darsi da fare, altrimenti le famiglie si indirizzano verso altre più capaci di pubblicizzarsi. E più una scuola ha iscritti, più il Ministero dà finanziamenti, e più finanziamenti, più progetti, inutili, ma da nomi altisonanti, e più progetti, meno didattica. La didattica, quella frontale poi non ne parliamo, è roba passata, ripetono nei collegi gli ossequiosi dirigenti. La scuola deve presentare un’“offerta formativa”, di quelle capaci di convincere i genitori/clienti a scegliere quell’istituto e non altri, per i propri figlioli. In linguaggio di marketing, possiamo dire che la scuola deve essere attrezzata a vendere la propria immagine. Quindi, quando ci si lamenta che i genitori, in particolare le mamme, sono troppo invasive, si ricordi che questo accade perché i dirigenti “devono” dar conto del proprio operato alla propria clientela. E se qualche docente non ci sta, che non rompa le palle, stia zitto e mosca!

L’indegna messa in scena nella scuola del filmato nasce quindi dalla “necessità” di accogliere e “includere”, in modo che gli utenti/studenti non si lamentino presso le proprie mamme pronte a precipitarsi in presidenza per far valere i propri “diritti” di clienti. E se non si vogliono perdere iscritti….
Un’ultima riflessione. Tutto questo nasce dall’ossessione dilagante che i bambini (ma vale anche per i più grandi) si sentano a proprio agio, che non soffrano per via di un ambiente poco accogliente e poco inclusivo, per via di compiti non fatti, per via di voti non sufficienti eccetera. E che se il loro comportamento è poco educato, a volte addirittura ai limiti, se non oltre, del codice penale, suvvia! bisogna capire, il ragazzo ha dei problemi, i genitori si sono separati, la ragazza l’ha lasciato, il professore ce l’ha con lui, è stanco, ha dormito poco, è andato a letto alle tre di notte poverino, perché pretendere che stia attento, che segua la lezione? Capire capire capire. Cioè giustificare. Altro che educazione alla responsabilità. Perché la nostra è una decadente, anomica, immotivante società senza padre, che impedisce ai più giovani di farsi le ossa attraverso le proprie esperienze e anche pagare per le cazzate fatte. Altro che quei barbari riti di passaggio attraverso i quali si entrava nell’età adulta… Viviamo in un mondo che ha eliminato gli spigoli, o meglio, li copre con il paraspigolo.

1 commento su “La società del paraspigolo”

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