A proposito della richiesta di approvazione del progetto di cimitero islamico a Roma

L’associazione Duumcatu Onlus comunica che nasce a Roma il progetto per il cimitero islamico a Roma. L’area è già stata individuata. Il progetto è «totalmente autofinanziato dai fedeli, iscritti e non alla nostra Associazione». L’associazione dichiara di aver comprato il terreno, e di volerlo regalare al Comune a «condizione che approvi il progetto del Cimitero» e per «non gravare sulle casse pubbliche abbiamo iniziato una raccolta fondi per trovare i 16 milioni necessari». L’associazione spiega poi l’importanza di questo progetto: «Secondo noi in Italia c’è bisogno di un cimitero per mussulmani, soprattutto per le nuove generazioni figlie di stranieri. Noi immigrati di prima generazione preferivamo far riportare le nostre salme nel paese di origine, ma adesso i tempi stanno cambiando e spesso le 2° e 3° generazioni non autorizzano il trasferimento delle salme dei loro cari fuori dall’Italia. I nostri figli e nipoti sono nati e cresciuti qui e, chi ha più di 60 anni, può non avere più parenti che possano ricevere la salma ed occuparsi del funerale». Domenica 6 settembre tutti coloro che sono interessati al progetto, compresi «stampa, studiosi delle diversità, curiosi» sono invitati a unirsi e ad andare insieme al sopralluogo della tenuta

Che dire? La civiltà di una nazione si esprime anche nella sua capacità di rispondere alla domanda di sepoltura dei defunti secondo le regole delle varie comunità religiose. Il tema è di natura altamente simbolica. Checché ne dicano teorici e seguaci del villaggio globale, che vorrebbero appiattire le differenze ad una sostanza accettabile dal “Mac World”, per qualsiasi comunità è fondamentale il riconoscimento della propria identità religiosa, e culturale. Ora il problema è capire se la richiesta di riconoscimento della libertà di culto per gli islamici, nella nostra nazione, si accompagna ad altrettanta libertà di culto per i cristiani, nei loro paesi islamici. E qui sorgono dei seri dubbi. Perché sappiamo che le cose non stanno proprio così. In molti paesi islamici la libertà di culto per i non islamici è solo sulla carta, in molti casi nemmeno su quella. Addirittura in una serie di paesi islamici assistiamo a vere e proprie persecuzioni di cristiani, con chiese bruciate e stragi di credenti. Il Corano precisa che cristiani ed ebrei possono vivere con i mussulmani, ma solo come cittadini di seconda classe, essi infatti devono pagare un tributo, la “jizya”, essendo “umiliati”. Nei paesi islamici teocratici la realtà si informa strettamente ai principi coranici (Arabia saudita, Afghanistan, Sudan, Pakistan, Yemen, Somalia, Iran, Mauritania), in altri paesi islamici vi sono forti limitazioni per i non islamici. Eccezioni: in Siria, la Costituzione non è la sharia, ma un testo scritto negli anni ’50 da un cristiano, Michel ‘Aflaq, poi adottato da Assad padre e confermato da Assad figlio; e nell’Iraq di Saddam Hussein, che aveva adottato la stessa Costituzione siriana. Guarda caso, l’Iraq è stata ridotta in brandelli da due guerre “umanitarie”, la Siria è stata martoriata per anni, e per fortuna, almeno per il momento, non ha seguito la stessa sorte dell’Iraq.

Se consideriamo il tema delle conversioni dall’islam al cristianesimo vediamo che per questo si rischia la vita. Se un mussulmano abbandona pubblicamente l’islam per dirsi ateo o per farsi cristiano, è passibile di morte, e di solito la persona in questione è costretta a lasciare il proprio paese. Per esempio, il re di Giordania, che è piuttosto tollerante, ha spiegato di non essere contrario alla conversione, ma che purtroppo deve tener conto della mentalità del suo popolo. In un’inchiesta di gennaio 2020 il quotidiano “Avvenire”, che pure è schierato dalla parte del “dialogo inter-religioso”, riporta i dati della persecuzione anti-cristiana nel mondo. Nel 2019 sono stati uccisi 2.983 cristiani per cause legate alla loro fede; sono state attaccate, demolite o chiuse 9.400 chiese; sono stati rapiti 1.052 cristiani e 5.294 case e negozi attaccati. Ancora: ogni giorno in media 23 cristiane/i vengono abusati sessualmente. Insomma, i cristiani non se la passano per niente bene nel mondo non cristiano. Ma anche nella nostra Europa le cose non vanno tanto bene. Nel 2017, secondo il ministero dell’Interno, in Francia si sono verificati 878 attacchi anticristiani, nel 2018 vi è stato un aumento del 13% rispetto al 2017. Sempre in Francia, paese con fortissime contraddizioni inter-etniche, sono 21 le chiese colpite da incendi o tentativi di incendio in due anni.

Conclusione. Sarebbe opportuno che richieste di “apertura” verso l’islam, come il riconoscimento, in questo caso, del diritto di costruire in Italia un cimitero islamico, si accompagnassero quanto meno da parte dei soggetti richiedenti a una chiara e forte denuncia delle violenze subite dai cristiani in nome dell’intolleranza religiosa nei paesi islamici. E che da parte dello stato italiano si alzasse forte la denuncia di simili fenomeni, con minaccia di interruzione dei rapporti diplomatici con quei paesi dove vengono a mancare i presupposti di civiltà giuridica per i non islamici. Se si pensa che i paesi occidentali continuano con le sanzioni economiche ai danni della Russia perché l’Ucraina, perché la Crimea…

 [La foto illustra una statua di Cristo insanguinata nella chiesa di san Sebastiano a Negombo, in Sri Lanka, dopo gli attentati di Pasqua 2019]

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