turismo islamico

Si può resistere all’invasione di un esercito, non all’invasione delle idee

(cit: Victor Hugo)

Viste le forti polemiche suscitate, il bando sul turismo islamico è stato ritirato, il Consorzio Teatro Pubblico Pugliese fa sapere che «è necessario sottoporlo a valutazione della Giunta». Fondi pari a un importo di 90mila euro, messi a disposizione dalla Regione Puglia-Sezione Turismo (retta da dal piddino Michele Emiliano) per «progetti di promozione turistica adatti al target dei turisti musulmani e alle particolari esigenze dei viaggiatori che conducono uno stile di vita halal da realizzarsi dal 1° ottobre al 18 novembre». Secondo il bando, siamo in presenza di un’offerta turistica altamente qualificata. “Puglia muslim friendly” l’hanno chiamata i creativi proponitori del Consorzio Teatro Pubblico Pugliese. Dove muslim sta per mussulmano e friendly per amico. Muslim friendly per essere particolarmente attenti alle esigenze dei viaggiatori islamici che conducono uno stile di vita halal, cioè in sintonia con le norme della legge islamica

Un altro fulgido esempio di rovesciamento del rapporto di realtà, non è il forestiero a doversi adattare all’ambiente, come facciamo noi quando ci rechiamo in un paese islamico, ma il contrario. Quindi: divisione degli spazi tra maschi e femmine, copertura di monumenti “offensivi” per la loro sensibilità, percorsi “protetti” eccetera? Un approccio davvero strampalato, che nasce dall’interiorizzazione della colpa di essere quel che noi siamo, l’Uomo Bianco figlio del peccato; l’“altro”, l’“esotico”, è invece percepito in modo migliore per il semplice fatto di essere altro da noi. Così contribuendo a rafforzare nella mente degli islamici la giusta convinzione di aver a che fare con popoli senza più identità, che non credono più in nulla. Da sottomettere. E ridicolizzare. Perché ci vergogniamo di essere quel che siamo stati, ci vergogniamo delle nostre radici, delle nostre tradizioni. Cosa che, legittimamente, non accade nei territori islamici, come in quelli africani indiani e americani, dove malgrado la globalizzazione le culture autoctone non sono state espulse e ridicolizzate.

Siamo mortalmente afflitti dal senso di colpa, dal bisogno di riparare i torti arrecati agli altri popoli, noi razzisti noi schiavisti noi islamofobi… per giunta distruttori del pianeta, secondo il verbo gretino.  Abbiamo sviluppato il “complesso occidentale”, quello che portò per esempio negli anni ‘60 il filosofo J. P. Sartre a scrivere che «abbattere un europeo significa cogliere due piccioni con una fava: sopprimere allo stesso tempo un oppressore e un oppresso; rimangono un uomo morto e un uomo libero». La ridicolizzazione delle tradizioni prospera solo da noi, gli altri popoli mostrano dignità e orgoglio, neanche gli passa per la testa di fare pubblica ammenda per il proprio passato. Abbiamo chiesto scusa un po’ per tutto, per le Crociate, per lo schiavismo, per le guerre compiute, per il patriarcato, per il nazismo, la shoah… la chiesa cattolica, dal Concilio Vaticano II in poi, pratica un ecumenismo che vale solo per lei, i rappresentanti delle altre religioni neanche a sognarsi di praticarlo, e giustamente. Nel nostro mondo si è sviluppata l’idea della donna oppressa da millenni di oscurantismo cristiano, dimenticando che proprio grazie a questa tradizione le donne oggi godono di pieni diritti, cosa che invece non accade nel mondo islamico. Ma guai a dirlo, le stesse “libere” donne d’occidente griderebbero all’islamofobia. Così come donne e uomini d’occidente possono tranquillamente, e oscenamente, essere blasfemi verso i simboli del Cristianesimo. Il contrario è intolleranza. Cosa comunque biasimevole. Siamo in presenza di una strana asimmetria: si grida all’islamofobia per qualsiasi cosa, per questo spesso si occultano le responsabilità penali degli immigrati di provenienza islamica, ma si “dimentica” di denunciare le atrocità contemporanee (stragi con migliaia di morti) commesse ai danni dei cristiani in quei paesi in cui essi sono minoranze: Sudan, Indonesia, Africa del Nord, Golfo Persico… Ma noi siamo razzisti e intolleranti.

Ma torniamo alla Puglia. È veramente singolare che proprio in questa terra si dimentichi quanto le proprie popolazioni abbiano subito nel corso dei secoli grazie proprio ai “saraceni”. “Mamma li turchi!” non è una simpatica esclamazione, nasce dal terrore che sulle nostre coste spargevano mori barbareschi saraceni, insomma gli islamici. Approdavano sulle nostre coste per arraffare derrate alimentari, capi di bestiame, per sequestrare giovani e adulti da impiegare come schiavi, e poi bruciavano e distruggevano chiese. Un vero flagello per i paesi del Salento, e per tutto il nostro Meridione, a partire dal XIV secolo. Ma non solo pirati. Come ci racconta lo storico Franco Cardini, il 28 luglio 1480 la citta di Otranto veniva assalita da una flotta turca di 150 navi comandata dall’ammiraglio dell’impero ottomano Gedik Ahmed Pascià. Il fiero popolo idruntino si difese strenuamente, ma alla fine dovette soccombere e subire l’atroce alternativa tra decapitazione e apostasia. Secondo la tradizione, rispose il vecchio cimatore di lana Antonio Primaldo: «Fin qui ci siamo battuti per la patria e per salvare i nostri beni e la vita; ora bisogna battersi per Gesù Cristo e per salvare i nostri beni e le nostre anime». A gruppi di cinquanta quindi furono portati sulla collina detta “Minerva” – poi diventata la “collina dei Martiri” – e decapitati in ottocento. I resti dei martiri sono ora esposti dietro a cinque grandi teche di vetro nella Cattedrale di Otranto. Ma dovremmo parlare di Salve, di Gallipoli… e Costantinopoli? “Puglia muslim friendly”, per essere rispettosi verso i turisti islamici, coprirebbe le grandi teche dei resti ossei degli 800 martiri?  Per questo nel Salento, come nel resto del Meridione, dopo il 1500, si cominciò a costruire torri di avvistamento contro le navi barbaresche. Nel Tacco d’Italia se ne contano circa 180: Torre Egnazia, Torre Miggiano, Torre Pali… come se ne contano a centinaia nella Sardegna delle Torri dei Corsari, delle Torri Murtas…

Conclusioni. Noi siamo i bravi e loro i cattivi? Figurarsi. La Storia non è questa roba qua, inaccettabile questa impostazione infantile e manichea. La Storia è stata un susseguirsi di grandi scontri tra civiltà, a partite dall’Homo sapiens (noi) che annienta quello di Neanderthal. Ma nessuna civiltà è migliore dell’altra e noi non abbiamo, più di altri, colpe da espiare. L’unica vera alternativa è rappresentata dalla costruzione politica (e culturale) di percorsi, proficui per tutti, di solidarietà tra i popoli.

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