Navalny e il drammatico livello di ‘analisi’ dei media occidentali

Navalny e il drammatico livello di ‘analisi’ dei media occidentali

Il caso Navalny è drammatico. Drammatico perché c’è un uomo (forse) in fin di vita che ci è finito (forse) perché si è fidato troppo di qualcuno del quale c’era evidentemente poco da fidarsi. Ma ancora più drammatico perché i media occidentali hanno abbozzato tutta una serie di analisi tra l’infantile e il grottesco sul ‘di chi’, Navalny avrebbe fatto male a fidarsi.

Certo, il suo Paese, il suo Governo, Putin. Chi altrimenti? L’ipotesi che dopo anni di tentativi, mentre da noi per qualche incomprensibile motivo si ostinano a chiamarlo ‘il capo dell’opposizione’, si fosse in realtà ridotto ad avere meno seguito lui in Russia di quanti Emma Bonino in Italia, e che sarebbe stato ben più utile da morto che da vivo per i suoi promotori, questo ovviamente neppure preso in considerazione. Niente di strano ovviamente neppure nelle modalità di esecuzione del mandato – avvelenare qualcuno su di un aereo quando per trovare l’assassino basta cercare tra i viaggiatori come sull’Orient Express, questo anche è un imput non pervenuto.

Repubblica oggi, per altro in un articolo nella sezione a pagamento (quindi qualcuno paga per leggere tali ‘analisi’) scriveva che forse Putin potrebbe essere stato indotto a fare una mossa azzardata per via dell’incubo Bielorussia. Cioè, secondo i grandi osservatori internazionali, uno come Putin, proprio in un momento delicato in cui avrebbe bisogno di accattivarsi le simpatie diplomatiche e popolari di mezzo mondo, sarebbe andato ad ordinare l’omicidio di un critico al suo ‘turpe regime’ che lo minacciava con il suo 2% di consensi ad andar bene. L’esecuzione materiale per altro sarebbe stata affidata alla solita squadra speciale di deficienti dei servizi segreti, quelli stessi che per riuscire a non ammazzare Skripal avrebbero inquinato una città intera in Inghilterra con un gas speciale prodotto solo ed esclusivamente in Russia. Giusto per lasciare l’impronta ma senza manco riuscire a colpire l’obiettivo. A proposito, che finno hanno fatto gli Skripal? Un’intervistina no? Una commissione di inchiesta per chiarire un po’ al pubblico dopo tante chiacchiere?

Gli stessi servizi speciali che nel lontano 2006 per avvelenare Litvinenko avrebbero addirittura dovuto tirare fuori il polonio, un radioisotopo che lascia tracce dappertutto? Gli stessi che a Vladimir Kara-Murza nel 2015 riuscirono solo a far venire un gran mal di pancia? E che lo spaventarono talmente tanto che due anni dopo per gli stessi sintomi tornò a farsi curare nello stesso ospedale? E che ancora continua a lavorare in Russia per i suoi ideali di opposizione?

Ecco, la cosa bella è che l’esperto (?!), il cui articolo è tanto approfondito da poterlo leggere tutto solo a pagamento, nel cappello del pezzo scrive: “La Russia ha usato il veleno a più riprese negli ultimi anni. Se vi ha fatto di nuovo ricorso ora è per cautelarsi da proteste simili a quelle di Minsk”.

Cioè, a parte quella che viene chiamata ‘analisi’, i casi Litvinenko e Skripal in questo articolo sono dati già per assodati. La cosa è gravissima. Questo significa che, se oggi danno per certi e verificati quei casi lì, domani daranno per certo e confermato il caso Navalny. Qualsiasi cosa succeda. Qualsiasi incongruenza. Qualsiasi altre evidenza, ipotesi o congettura si possa fare. Sia che muoia, risorga o semplicemente esca dall’ospedale domani con le proprie gambe, in ogni caso sarà stato Putin. A fare cosa? Non importa, in occidente non esiste più né il concetto di ‘onere della prova’ né bisogno di dimostrare nulla. L’avversario politico va accusato, condannato e, nei casi in cui le forze lo consentono (Yugoslavia, Iraq, Libia…) giustiziato.

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