La vita costa

Quando la vita costa troppo o diventa intralcio

Un certo Matthes Parris, ex parlamentare britannico conservatore, ieri scriveva sul “Times” che non se ne può più di questa idea della sacralità della vita, «sono stati i cristiani a farci eludere la questione». Il “Times” accompagna l’intervento di Parris con la foto di un feto, la cui didascalia è la seguente: «Discussioni sulla santità della vita hanno deformato le nostre capacità di decisione». «Si può, anzi si deve, mettere un prezzo alla vita umana». Se uno costa troppo, e non ha soldi per la salvezza, diventa un peso per la società, bisogna sacrificarlo, «sarebbe più onesto». Dalle nostre parti il ministro Speranza twitta [sic!] che «le nuove linee guida, basate sull’evidenza scientifica, prevedono l’interruzione di gravidanza con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana. È un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194 che è e resta una legge di civiltà». Questa dell’evidenza scientifica ce la dovrebbe spiegare il ministro della sanità laureatosi in scienze politiche. Per il momento ci sembra solo una di quelle espressioni che il solo pronunciarle mette addosso una certa euforia.

Qual è il filo che lega entrambi questi signori, autocertificatisi l’uno come conservatore l’altro come progressista, ma entrambi parte di quel mondo che considera la libertà nel senso che ognuno debba essere libero di fare ciò che vuole, l’importante che non sia d’intralcio al mercato? Cultori della libertà “di”. Ben altra cosa della libertà “da” e soprattutto libertà “per”. Libertà “da” ciò che impedisce all’uomo di vivere dignitosamente; libertà “per” costruire qualcosa di superiore. Qui ci troviamo dinanzi alla volgare, perché economicistica, idea che la vita ha senso solo finché dentro un percorso produttivo, e quando questo si chiude convenienza vuole che si chiuda il rubinetto. O che la vita appartenga a un essere umano espulso dal mercato del lavoro o che appartenga a una creatura in formazione. In entrambi i casi, per costoro, di un essere umano di intralcio. In questa ottica, si capisce perché i mercatisti tendano a spostare in avanti l’età pensionabile: di modo che si assottigli sempre di più la distanza tra vita “utile” e vita “a spese della collettività”. Motivo per cui l’eutanasia diventa la soluzione ideale. Ecco perché la sentenza Cappato. Ed ecco perché la semplificazione della procedura d’aborto, con tanti saluti alla stessa 194.

Per l’aborto quindi non è più necessario il ricovero ospedaliero, ritenuto finora necessario da tre precedenti pareri del CSS, l’ultimo parere infatti da via libera al ricovero diurno e, sembrerebbe, anche alla somministrazione (delle pillole) in ambulatori e consultori. Basteranno due pillole per l’aborto: la prima per far morire l’embrione in pancia, la seconda dopo due giorni per favorire le contrazioni espulsive. All’ospedale si va solo se la situazione va fuori controllo. La pillola abortiva si potrà usare anche alla nona settimana, non più fino alla settima. In questo modo la donna vivrà da sola tutto il percorso, con tutte le incertezze del caso riguardanti la sicurezza sanitaria. Risultato ottenuto utilizzando come pretesto la decisione della Regione umbra di imporre il ricovero nell’interesse della salute della donna abrogando la delibera della precedente giunta. Pacchianamente esultano i soliti noti, gli alfieri della libertà “di”: i piddini Speranza e Boldrini, la grillina Pavanelli, il libero e uguale “porti aperti per tutti” Frantoianni, il radicale Cappato, il castigatore di regime Saviano… accompagnati e sostenuti dal codazzo della stampa “progressista”.

Il ginecologo Filippo Boscia osserva che le pillole in questione sono «bombe farmacologiche. Il mifepristone si inserisce nel fine equilibrio ormonale della fisiologia femminile scombinandolo perché, soprattutto nelle più giovani, non sappiamo quanto sia sproporzionata la potenza del farmaco rispetto ai recettori presenti». Ma possiamo stare tranquilli, lo scienziato politico Roberto Speranza ci rassicura, le nuove linee guida sono basate sull’evidenza scientifica. Vi propongo di ascoltare l’intervento di Silvana De Mari sull’uso della pillola abortiva Ru486. Un video di grande impatto oltre che di grande valore.

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