FIAT

Prendi i soldi e taglia! La FIAT perde il nome ma non il vizio

Si chiamava FIAT ed era italiana, poi FCA (Fiat Chrysler Automobiles) ed è diventata una società italo americana di diritto olandese, domicilio fiscale a Londra e produzione ovunque tranne che oramai in Italia. Dopo la fusione con la Chrysler ora è all’orizzonte la fusione con la PSA, il gruppo francese che produce i marchi Peugeot, Citroën e Opel. Sempre che l’antitrust dia parere favorevole. La chiameranno Stellantis (?!). 

Ad ogni modo, italiana, italo-americana, franco-italo-americana o quant’altro, lo schema rimane sempre lo stesso – a maggio chiede un prestito ponte da 6,3 miliardi al Governo italiano per salvare l’indotto in Italia, ieri si viene a sapere che chiude i contratti con i fornitori italiani.

“FCA ha avviato una procedura con il Governo italiano per l’ottenimento di una garanzia per il perfezionamento di una linea di credito destinata esclusivamente al sostegno della filiera dell’automotive in Italia, composta da circa 10.000 piccole e medie imprese”, così c’era scritto sul comunicato ufficiale dell’azienda a maggio.

Ecco invece cosa pubblicava ieri il ‘Comitato Futuro Iveco’, il gruppo di lavoratori a difesa di dignità e lavoro della Iveco:

“FCA ha inviato una lettera in inglese ai fornitori italiani che lavorano per creare elementi utili alle citycar del gruppo, dicendo chiaramente di sospendere le attività con effetto immediato. Nello specifico FCA ha chiesto di interrompere immediatamente tutte le attività di ricerca, sviluppo e produzione per le auto di segmento B, che da ora in poi verranno costruite con il “modello francese” – e relativo indotto, supponiamo”.

In Inglese. La sede legale in Olanda, quella fiscale a Londra, le macchine le faranno tutte in Polonia e la lettera alle aziende italiane gliela manda in inglese. I prestiti però li chiede all’Italia.

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