Basi su Luna e Marte

Energia nucleare per la Luna e Marte – la corsa allo Spazio ricomincia dalle centrali

Anche gli Stati Uniti hanno intenzione di costruire centrali nucleari capaci di funzionare sulla Luna e su Marte per future basi permanenti abitabili. La notizia, apparsa su Associated Press, è confermata dall’Idaho National Laboratory (INL), il più importante Centro per la ricerca e lo sviluppo dell’energia nucleare americano.

Visti i successi di Space X e dell’imprenditoria privata nel campo dell’industria cosmonautica, venerdì 24 luglio sul sito dell’INL è apparso un vero e proprio bando di concorso per aziende private interessate e tecnicamente in grado di partecipare al progetto.

Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha lanciato la richiesta formale di costruire quello che chiama un sistema di energia superficiale a fissione che potrebbe consentire agli esseri umani di vivere per lunghi periodi in ambienti spaziali.

L’Idaho National Laboratory, il Dipartimento Americano dell’Energia e la NASA, valuteranno poi le idee per lo sviluppo del reattore.

Il laboratorio INL ha aperto la strada negli Stati Uniti ai reattori avanzati, alcuni dei quali micro-reattori e altri che possono funzionare senza acqua per il raffreddamento. I reattori nucleari raffreddati ad acqua sono la stragrande maggioranza dei reattori sulla Terra.

“I piccoli reattori nucleari possono fornire le capacità energetiche necessarie per le missioni di esplorazione spaziale di interesse”, ha scritto il Dipartimento dell’Energia nell’annuncio pubblicato venerdì.

Il Dipartimento dell’Energia, la NASA e la Battelle Energy Alliance (l’appaltatore statunitense che gestisce l’Idaho National Laboratory), hanno in programma di tenere un incontro tecnico nel mese di agosto in merito alle aspettative per il programma.

Le caratteristiche del progetto americano

Il piano prevede due fasi. La prima è lo sviluppo di un progetto per il reattore. La seconda è la costruzione di un reattore di prova e del reattore finale da inviare sulla Luna, nonché lo sviluppo di un sistema di volo e atterraggio. L’obiettivo è di avere reattore, sistema di volo e lander pronti a partire entro la fine del 2026.

Il reattore dovrà essere in grado di generare una potenza elettrica ininterrotta minima di almeno 10 kilowatt. (Una famiglia media italiana composta da 3-4 persone consuma circa 2.700 kWh all’anno, con una potenza impegnata pari a 3 kW). Il Dipartimento dell’Energia ha affermato che probabilmente ci vorranno più reattori collegati per soddisfare le esigenze energetiche sulla Luna o su Marte.

Inoltre, il reattore non potrà pesare più 3.500 chilogrammi, essere in grado di funzionare nello spazio, essere operativo per lo più in modo autonomo e avere una durata d’esercizio di almeno 10 anni.

Il Dipartimento dell’Energia ha dichiarato che il reattore intende supportare l’esplorazione nella regione polare sud della Luna. Successivamente si presume di passare ai progetti su Marte anche se la stessa agenzia ha affermato che una regione specifica sulla superficie marziana per l’esplorazione non è stata ancora identificata.

Edwin Lyman, direttore di Nuclear Power Safety, organizzazione scientifica non profit, ha affermato che la sua organizzazione è preoccupata per i parametri di progettazione e tempistica. Secondo questi gli unici reattori che saranno in grado di rispettare i tanti rigidi requisiti, saranno quelli ad uranio altamente arricchito. Questo, egli ritiene, potrebbe portare ad una nuova corsa all’arricchimento dell’uranio, pratica quantomai pericolosa visti gli usi a scopo militare di questo elemento.

Il progetto gemello russo

L’idea di una base lunare alimentata ad energia atomica non è un’esclusiva americana. Dall’ottobre del 2019 è noto che la Strategic Control Points Corporation JSC (parte della corporate di Stato Roscosmos) sta sviluppando un progetto per una base lunare dalle caratteristiche simili, se non anche più ambiziose, rispetto a quelle cui stanno puntando NASA, INL e Dipartimento dell’Energia USA. Il progetto si chiama ‘Base lunare Patron Moon’ e consiste in una piccola centrale nucleare capace di alimentare una base da 50 persone. L’idea russa è quella di affittare i posti ad un prezzo di 10-30 milioni di dollari per recuperare l’investimento stimato in 462 milioni di dollari. La base sarà completamente sepolta nel sottosuolo lunare per salvaguardare gli ospiti dalle radiazioni cosmiche.

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