realtà

Vogliamo per decreto abolire la realtà?

Al governo la situazione sta sfuggendo di mano, è allo sbando, la psicosi sanitaria produce l’innegabile contraddizione fra trattamento emergenziale riservato agli italiani (vedi i militari che in tuta mimetica e mitra pattugliano le spiagge di Ventimiglia in cerca di bagnanti non distanziati) e completo lassismo verso gli stranieri che arrivano nei porti siciliani in barba a qualsiasi criterio di buon senso. Tanto che lo stesso Zingaretti è costretto a rimproverare al ministro Lamorgese la mancanza di una politica sull’immigrazione, con il ministro Di Maio a ricordare che l’immigrazione riguarda la sicurezza di tutti noi. Il sindaco progressista di Lampedusa fatica a non usare toni salviniani, costretto dalla realtà a riconoscere che il numero esagerato degli sbarchi provoca problemi; mentre il sindaco 5 stelle di Porto Empedocle, La Carmina, ricorda che nonostante lei abbia fatto un’ordinanza per evitare nuovi sbarchi la città continua a essere «utilizzata come sede privilegiata di tutti gli sbarchi per scelta governativa». Per scelta governativa. Chiaro? A dimostrazione del fatto che chi vive a casa sua gli sbarchi non può andare contro la realtà; realtà che invece ignorano i firmatari dell’appello “I sommersi e i salvati” (Roberto Saviano, Luigi Mancone, Michela Murgia, Laura Boldrini… guarda caso gli stessi che esultarono per l’abbattimento del “tiranno” Gheddafi) che lunedì scorso si sono dati appuntamento a piazza San Silvestro a Roma per chiedere l’annullamento di quello straccio di accordo con la Libia.

Il cruscotto statistico del ministero dell’Interno ci informa che il numero degli sbarchi – dal primo gennaio alle 08.00 del 29 luglio di quest’anno – sono 13.094. In questo mese gli arrivi registrano un alto numero di tunisini: il Viminale calcola che al 24 luglio su 11.191 sbarcati in Italia ben 5.237 sono partiti dalla Tunisia e di questi quasi 4.000 di cittadinanza tunisina. Tant’è che il ministro Lamorgese è dovuta volare di corsa a Tunisi per parlare col premier Kais Saied. E a quanto risulta i tunisini non rispondono allo stereotipo del migrante disperato che scappa dalla miseria, come dimostra una foto diventata virale di un barchino con dieci persone a bordo (tre donne e sette uomini), abbigliati di tutto punto come se dovessero scendere in spiaggia (come risulta dalla foto), con l’uomo in boxer rosa che tiene al guinzaglio un barboncino bianco.

Su chi grava questa situazione? Sui benestanti che vivono beati nelle proprie ville all’ombra di un salice a bordo piscina o sulla gente del popolo che si arrabbia perché vive in questa situazione un peggioramento, e degradazione, delle proprie condizioni di vita? L’esperienza dei maggiori paesi europei ci dice che la “soglia di tolleranza” del fenomeno migratorio da parte delle popolazioni locali può essere individuata intorno al 10%.

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