Rutte esulta, il liberismo vince ancora

Liberismo economico e liberismo dei costumi: facce della stessa medaglia

L’Italia sarà obbligata a comportarsi bene per potersi indebitare sine die. E per questo il governo esulta. I paesi “frugali”, intanto, si fregano le mani perché son riusciti a inchiappettare i paesi “spendaccioni”, ottenendo tra l’altro il congelamento dei fondi verso una Paese membro nel «caso di non rispetto della tabella di marcia delle riforme». Il cosiddetto freno d’emergenza. Agli esultanti piddino-grillini non conviene mettere in evidenza la perfidia di questa clausola, che ci ricorda la natura ordo-liberista di una UE che rimane sempre la stessa accolita di fanatici servitori del dio-mercato. E se non accadranno grandi sconvolgimenti politici, saremo ancora una volta costretti a ciucciarci le sue micidiali politiche austeritarie (Grecia docet). Se parlano di riforme, stringiamo i glutei, le loro riforme vanno sempre e unicamente a parare nel posto che ci ricorda la vecchia storia del cetriolo e dell’ortolano. In ogni caso, c’è il senatore a vita Monti a ricordarci come si fa. Riduzione della spesa pensionistica, con grande gioia della Fornero, affanculo quota 100…

Per non parlare del regalo fatto ai paesi frugali consistente nella riduzione di contribuzione in percentuale sul Pil nel periodo 2021-2027. C’è un paragrafo nelle 68 pagine delle conclusioni del Consiglio europeo, come ci spiega Dagospia, uno dei punti-chiave dell’accordo, nel quale si delineano i criteri con i quali la Commissione valuterà i “piani per la ripresa e la resilienza” dei vari Stati, entro due mesi dalla loro presentazione: «Nella valutazione il punteggio più alto deve essere ottenuto per quanto riguarda i criteri della coerenza con le raccomandazioni specifiche per Paese, nonché del rafforzamento del potenziale di crescita, della creazione di posti di lavoro e della resilienza sociale ed economica».

Faccio un salto, ma poi neanche tanto, le cose si collegano, come poi vedremo. Sul sito del Mes, nella sezione “Diversità e inclusione”, si può leggere che il Mes è consapevole che «un forte impegno nei confronti della diversità e dell’inclusione non è semplicemente positivo per le imprese, ma essenziale per il successo delle imprese… Pertanto, miriamo a fornire pari opportunità a tutti i candidati indipendentemente dal loro genere, nazionalità, età, razza [quindi le razze esistono?], cultura, istruzione, convinzioni religiose [convinzioni? sic!], orientamento sessuale o disabilità». Se non fossimo ormai avvezzi a capire che dietro questo linguaggio da politicamente corretto si nasconde l’ideologia omosessualista Lbgt, potremmo anche dire: e va be’, che c’è di male, anzi! Ma non è malafede la nostra, semplicemente conosciamo chi si cela dietro la mascherina. La prova provata ce l’ha dato un twitt del Mes stesso in occasione del Gay Pride tenutosi a Lussemburgo dieci giorni fa. Con questo twitt il Mes invita a «unirsi alla comunità Lgbtq+». Un atto politico. Perché invitare a partecipare al Gay Pride significa sostenere il matrimonio gay, le adozioni gay, la maternità surrogata (utero in affitto), l’educazione sessuale “gender-fluid” nelle scuole, e tutto il classico pacchetto di istanze arcobaleno, tra cui il blocco farmacologico dello sviluppo puberale dei bambini per attendere che capiscano se preferiscono essere uomini o donne. L’ideologia gender-arcobaleno è l’altra faccia della medaglia dell’ideologia iper-liberista che ben interpreta la “comunità” europea. Ideologia che non ha niente a che fare con i tanti omosessuali e lesbiche che orgogliosamente rivendicano le proprie distanze dalla corporazione Lgbt*, motivo per cui subiscono da questa una vera e propria discriminazione.

Lottare contro il liberismo economico non è altra cosa (come fanno molti anti-europeisti di “sinistra”) dalla lotta alla dissoluzione morale, e culturale, dei popoli europei. Obiettivo del capitale è la disgregazione e l’infiacchimento dei popoli.

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