Il ministero della salute dichiara che il vaccino russo è a buon punto

A che punto è il vaccino russo?

Secondo il Ministero della Salute il vaccino russo sarebbe a buon punto. La fase di sperimentazione sarebbe già in atto e per settembre dovrebbe iniziare già la produzione di massa. Entro la fine dell’anno addirittura dovrebbero essere pronte 30 milioni di dosi.

La notizia ha colto di sorpresa gli stessi esperti immunologi russi che non hanno esitato a mostrare il loro scetticismo ai media nazionali. Secondo molti la stima sarebbe assolutamente non realistica perché i tempi per una corretta sperimentazione sono comunque forzati, nonché la fase di produzione molto lunga e complessa.

“Una cosa è preparare i ‘pieroghi’ (tipiche tortine di pasta al forno russe) per la famiglia, una cosa è prepararli per un’intero esercito”, ha commentato una biotecnologa su di un canale televisivo nazionale.

Ma allora perché le accuse?

C’è però un aspetto che fa pensare che forse la medicina russa non debba essere poi così lontana dal successo in questo campo – ieri sono usciti contemporaneamente sulle principali testate britanniche, e ovviamente americane, degli articoli nei quali si accusava apertamente il Governo russo di essere dietro a degli attacchi hackeraggi specificatamente finalizzati all’acquisizione fraudolente di informazioni fondamentali per la produzione del vaccino.

“Siamo sicuri al 95% che ci sia la mano dei russi” (intendendo per ‘russi’, il Governo della Federazione), così il National Cybersecurity Centre del Regno Unito aveva dichiarato giovedì.

Gli organi di stampa di Regno Unito, Stati Uniti e Canada erano di riflesso subito intervenuti con prime pagine ricche di particolari su come hacher della Federazione Russa avrebbero cercato di rubare dati essenziali sullo sviluppo del vaccino contro il COVID-19 dalle principali aziende farmaceutiche occidentali.

Reazioni ufficiali della dipolomazia russa

Dmitry Peskov, portavoce della Presidenza, a stretto giro ha ribattuto come gli stessi dipartimenti russi affrontino costantemente attacchi hacker ma che nessuno in Russia si permetta mai di accusare alcuno senza prove. Infine, oggi, vista la diffusione delle accuse, rimbalzate persino sui nostri media, il portavoce si è lasciato andare all’ironia osservando:

“Ma perché dicono di essere sicuri che siamo stati noi al 95%, e perché non al 96 o al 94? Hanno forse un metodo di calcolo matematico per determinare il livello di diffidenza?”.

Forse però qualcosa dimostra

Le accuse e la metodologia ‘highly likely’, utilizzata ultimamente dalla diplomazia internazionale (occidentale sopratutto), non hanno nulla di nuovo e sono attendibili solo per coloro che sono già prevenuti nei confronti della Russia, tuttavia fanno sospettare che due cose molto importantei potrebbero essere vere:

  1. Forse la Russia veramente è così vicina all’ottenimento di un vaccino valido, altrimenti non ci sarebbe motivo di provare a mettere le mani avanti da parte dei concorrenti.
  2. Se ci si può accusare gli uni gli altri di rubarsi informazioni sul vaccino significa che non c’è collaborazione internazionale neppure nel delicato campo della medicina e del bene comune della salute. Se ve ne fosse che senso avrebbe rubare informazioni o anche solo accusare di rubarne?

1 commento su “A che punto è il vaccino russo?”

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