Il 40% degli infetti dal SARS-CoV-2 è asintomatico e la letalità è dello 0,65% – stime ufficiali USA

L’agenzia federale di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti, chiamata ‘Centers for Disease Control and Prevention’ (acronimo CDC – in italiano: ‘Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie’), ha stimato che il 40% delle persone infette da SARS-CoV-2 sono asintomatiche e non manifestano alcun sintomo della malattia COVID-19.

La guida aggiornata sul coronavirus dell’ente federale americano, (COVID-19 Pandemic Planning Scenarios, aggiornata al 10 luglio), citata oggi da CNN e Business Insider, ha corretto al rialzo le ultime stime sulla percentuale di asintomatici in base ai nuovi dati provenienti dalle rilevazioni cliniche (dal 35% segnalato a fine maggio, all’attuale 40%). Al contrario è stata veduta decisamente al ribasso la stima sulle probabilità di contagio da persone asintomatiche – dal 100%, all’attuale 75%.

Il nuovo rapporto include anche una importante sezione dedicata al “Rapporto di mortalità per infezione” (tasso di letalità), che conta la percentuale dei casi in cui il contagio ha esiti mortali. Secondo la nuova metrica adottata dal CDC, il tasso di letalità del coronavirus si aggirerebbe intorno allo 0,65%.

Corrispondenza con stime pubblicate da altre nazioni

Già agli inizi di aprile era emerso da una pubblicazione della CNN che riportava uno studio islandese, che la metà dei positivi ai test su base volontaria della piccola nazione insulare era asintomatica.

Alla data di martedì, 31 marzo, il numero degli individui testati in Islanda su base volontaria (quindi indipendentemente dalla presenza di sintomi) era di 17.900, pari al 5% dell’intera popolazione. Stando ai dati raccolti dall’istituto di ricerche dell’isola, solo circa l’1% di coloro che si erano sottoposti al test sono risultati positivi, e di questi, la metà circa non presentava sintomi. Avevano cioè contratto il virus SARS-CoV-2 ma non sviluppato la malattia COVID-19.

I dati pubblicati dal Centro per la lotta al coronavirus della Federazione russa per altro, nello stesso periodo, quando l’amministrazione sanitaria cercava di sottoporre ai test tutti i casi sospetti, si aggirava intorno al 40% di asintomatici. Man mano che la base dei contagiati è andata ad espandersi la percentuale è andata diminuendo (ultimo rilevamento parla di un 25,6%) per via del fatto che la grande quantità di contagiati porta ad eseguire i controlli sempre più sui casi palesi (quindi già sintomatici) per trascurare la prevenzione sui casi di contagi non evidenti.

Casi come quelli dell’Italia, in cui i test vengono fatti non per prevenzione ma per conferma di sospetto, indicano percentuali di asintomatici estremamente più ridotte ma questo non influisce sull’attendibilità delle stime americane, islandesi o russe, dal momento che i parametri di rilievo sono del tutto differenti.

Non corrispondenza con le stime sulla reale letalità del virus

La percentuale dello 0,65% di mortalità reale è molto prossima a quella dichiarata dalla Corea del Sud a inizio pandemia (la Germania a inizio crisi dichiarava anche meno) e a quella della nave Diamond Princess rimasta all’ancora in Giappone nel porto di Yokohama e che rappresentò un vero e proprio laboratorio scientifico essendo l’unico sistema chiuso in cui il comportamento del virus poté essere osservato su di una intera popolazione campione. In quella occasione tutti i 3.771 passeggeri vennero testati, indipendentemente dalla manifestazione o meno di contagio. 705 soggetti vennero trovati infetti e 7 di questi morirono. Il tasso di letalità risultò quindi essere quasi esattamente dell’1% e, considerando che l’età media dei crocieristi era ben più alta dell’età media normale, la stima CDC dello 0,65% risulta essere del tutto verosimile.

Come mai allora il tasso di letalità in Russia risulta più del doppio rispetto a quello stimato dagli esperti americani (1,56%), lo stesso tasso statunitense è quasi intorno al 4% (quindi sestuplo), per non parlare di quello italiano che ha superato il 14%?

Un sorprendente calcolo

Secondo il recente studio di un gruppo di matematici italiani, pubblicato sulla biblioteca di prestampe scientifiche medRxiv, in realtà i dati sul tasso di letalità sarebbero corretti, a non corrispondere sarebbe semplicemente il numero dei casi di contagi reali rilevati – nel nostro paese estremamente più bassi rispetto all’ammontare effettivo. Si tratterebbe di una questione di test. Non venendo eseguiti sugli asintomatici ma solo su chi già sta male, è evidente che il denominatore si riduce portando ad un risultato percentuale molto più alto.

Conti alla mano, se il tasso di letalità reale veramente fosse intorno allo 0,65% anche per l’Italia, come sostenuto dal CDC e dai rilievi dei paesi in cui i tamponi vengono eseguiti a largo spettro, allora il totale dei contagiati nel nostro paese finora, tra guariti e in casi in corso, considerando che sono stati computati circa 35mila morti per causa o concausa coronavirus, dovrebbe aggirarsi intorno ai 5 milioni [0,65 sta a 100 come 35.000 sta a X, quindi X = (35.000*100)/0,65 = 5milioni+].

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