RadioMosca, progetti per l’informazione: Quale futuro per il quarto potere

La teoria della separazione dei poteri in realtà è incompleta. I poteri che dovrebbero bilanciarsi tra loro per giungere ad una vera democrazia non sono tre, sono quattro.

A legislativo, esecutivo e giudiziario, andrebbe infatti aggiunto il potere ‘mediatico’ – il potere di informare. Riconoscere questo significherebbe però dover riconoscere la necessità per lo Stato di doversi impegnare a che l’informazione sia realmente un bene di interesse comune e come tale da difendere e correttamente regolamentare per una pluralità effettiva. Onere che di fatto nessuna nazione al mondo riesce, o vuole, assolvere in maniera veramente adeguata.

“Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti. Affinché non si possa abusare del potere occorre che il potere arresti il potere”, così scriveva nel 1748 Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu. La sua teoria sulla ‘separazione dei poteri’, ritenuta valida ancora oggi, prevedeva la necessità di una separazione tra i tre poteri dello Stato – legislativo, esecutivo e giudiziario. Al primo (Parlamento), il compito di fare le leggi e approvare o rifiutare le iniziative dell’esecutivo, a questo secondo (Governo), il potere di realizzare concretamente le leggi, far rispettare l’ordine, guidare la politica estera, la pubblica amministrazione, i servizi pubblici e le forze armate, al terzo (i Giudici), il potere di applicare le leggi così come sono, con l’obbligo della minor arbitrarietà possibile nei limiti delle umane capacità di giudizio e della capacità delle leggi di prevedere le fattispecie possibili da giudicare.

Questo impianto teorico era illuminato e rivoluzionario nel XVIII secolo, oggi presenta almeno quattro limiti seri, niente affatto semplici da correggere per alcun ordinamento statale al mondo.

Limite della meritocrazia inversa e delle reali possibilità di scelta

E’ vero che nelle moderne democrazie liberali in teoria il cittadino ha piena libertà di scelta dei candidati e dei partiti politici disponibili, ma è pur vero che i candidati e i partiti disponibili non sono altri che quelli proposti dal sistema. Esempio pratico – in Italia, Paese uscito miseramente sconfitto dalla Seconda Guerra Mondiale e di fatto commissariato dalla NATO, non avremo mai la possibilità di votare per un candidato o un partito politico che esplicitamente proponga l’uscita dall’Alleanza Atlantica e la rivendicazione di una politica estera indipendente e geopoliticamente equidistante. Questa rimarrà sempre una possibilità politica teorica e legittima ma inespressa. Ogni tentativo in tale direzione incontrerà difficoltà che risulteranno sempre insormontabili pur ‘tecnicamente’ nessuno potrà mai dire che la democrazia sia messa in discussione. Al contrario, le proposte politiche che garantiranno la continuità al sistema avranno sempre strada spianata dal sistema stesso. Per ovvi motivi. Risultato – puoi scegliere il partito politico o il politico che vuoi ma non puoi scegliere la politica che vuoi. Semplicemente perché non sarà mai disponibile. In questo senso la divisione dei poteri diventa piuttosto irrilevante perché non ci sarà mai nulla di veramente antitetico da bilanciare tra i poteri stessi.

Limite della sovranità

Il principio alla base è che il Parlamento fa le leggi, il Governo le realizza, i Giudici le applicano. Ma cosa succede se il Parlamento non è in realtà libero di legiferare a piacimento perché vincolato da tutta una serie di trattati e obblighi internazionali sottoscritti bypassando di fatto il volere dei cittadini? Se le decisioni economiche del tuo Paese dipendono di fatto da Bruxelles, quelle di politica estera da Washington, la difesa dal quartier generale NATO, la morale da Città del Vaticano o dai grandi guru della globalizzazione e del politcally correct, l’informazione in mano alle lobby, cosa resta da legiferare? Se il potere legislativo di fatto si riduce a sua volta ad un potere di applicare leggi decise a livello sovranazionale, che senso ha ancora parlare di ‘suddivisione dei poteri’ alla Montesquieu?

Limite del non riconoscimento del ‘Quarto Potere’

Il Quarto potere in realtà è il più importante di tutti pur non essendo riconosciuto. Questi è ad un tempo base per tutti gli altri poteri e obiettivo degli stessi. E’ attraverso il potere di informare che si crea la consapevolezza o al contrario si può manipolare il popolo. Proprio perché la democrazia non è in discussione, chi controlla il démos, cioè il popolo, ha tutti i poteri in uno indipendentemente da qualsiasi tentativo di suddivisione dei poteri stessi. Chi decide cosa è giornalismo e cosa è propaganda? Chi decide la risonanza che devono avere certi articoli e la sordina di altri? Certo, tecnicamente ognuno di noi può scrivere ciò che vuole e pubblicarlo, ma questa è solamente libertà di stampa. Il ‘potere’ di stampa è un’altra cosa. Il potere di stampa non è il semplice potere di scrivere ciò che si vuole ma quello di poter raggiungere chi si vuole con ciò che si scrive. Potere il cui acceso al momento pare riservato solamente alle elites mainstream allineate al sistema, e non a disposizione anche di coloro che cercano di mettere in discussione, pur se nell’interesse collettivo.

Limite della volontà

Chi può avere la volontà di una modifica al sistema se non coloro che vivono ai margini del sistema stesso e non avranno mai la forza di cambiarlo? Chi ha già il potere politico e quello economico si presume lo abbiano grazie appunto al sistema, che interesse avrebbe mai a mettere a rischio il piatto in cui mangia? Veramente qualcuno può essere tanto ingenuo da immaginare delle lobby neoliberiste che prosperano sull’accumulazione del capitale, investire per la creazione di una informazione diversa che voglia favorire per esempio una migliore suddivisione delle risorse sociali? Oppure qualcuno vuole sperare in risorse statali per sviluppare media critici alla politica statale?

Quali soluzioni per l’informazione

I limiti di fatto che fanno ritenere il nostro mondo sia più prossimo ad una decadenza ‘democratista’ che ad una vera rinascita democratica non sono facilmente superabili. Senza l’appoggio degli investitori che detengono il capitale, legati per forza al neoliberismo, senza uno Stato capace di prevedere con lungimiranza il cambiamento degli interessi del popolo e assecondarli, non rimangono che le singole iniziative delle cellule ‘fuoriuscite’ dal sistema ma che dal sistema stesso rischieranno sempre di venire risucchiate. Detto che la libertà di stampa tecnicamente non è in discussione, la domanda è – quale reale ‘potere di stampa’ potranno mai avere le singole iniziative della controinformazione? Tutti noi che ci appropriamo di questi spazi virtuali conquistati in rete, che reali probabilità abbiamo di cambiare il mondo dell’informazione e creare un nuovo livello di consapevolezza tra i lettori? Il rischio è quello di passare da un padrone all’altro senza mai vedere il traguardo – la rete non è libera come sembra. Ogni sito, ogni articolo, dipende dalla rete di indicizzazione di Google, dalla pubblicità che riesce a raccogliere e dalle visualizzazioni. Nel lungo periodo si finisce per scrivere quello che vuole Google, non quello che servirebbe sul serio ai lettori. Se il giornalismo tradizionale è già morto ucciso dai tanti padroni, il nuovo giornalismo rischia di non nascere mai sul serio.

L’informazione è fondamentale per il corretto equilibrio dei poteri dello Stato e per il sano sviluppo delle società moderne, ma lobby, geopolitica, poteri consolidati, e dall’altra parte forse peggio ancora il ‘googlismo’ e le esigenze commerciali (sopravvivenza), impediscono una normale evoluzione.

Nonostante tutte queste considerazioni, la rinuncia a forme di informazione alternative non può essere un’opzione. Una via per una informazione ragionata e nell’interesse collettivo va comunque cercata, rinunciare non è possibile. Le nostre probabilità di sopravvivenza dipendono dalle nostre capacità di analisi, e le nostre capacità di analisi dipendono da come riusciamo a raccogliere le informazioni, ragionarle, e redistribuirle tra noi.

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